La pandemia Covid mi ha tolto il lavoro ma regalato il tempo, dimensione preziosa di cui abbiamo forse perso il valore.
E con un’amica di sempre, con cui condivido lo stesso nome, decido di sfruttare al meglio il tempo, viaggiando on the road alla riscoperta di quella Sicilia che amo profondamente.
Sotto un cielo azzurro più che mai arriviamo a Racalmuto e sentiamo subito il calore del saluto di Angelo Cutaia, ingegnere racalmutese, memoria storica del paese e l’energia di Vincenzo Macaluso, agente di viaggi con mille idee per la testa e tanti progetti già realizzati sulle spalle.
Il sole splende sulle acque fresche della Fontana dei 9 Cannoli, una brezza leggera spazza via la calura e ci aiuta ad ascendere la scalinata della chiesa della Madonna del Monte teatro di una delle celebrazioni più particolari dell’entroterra siciliano.
La casa di Sciascia
Oltre la facciata della chiesa si erge una palazzina a due piani sul cui prospetto si nota una targa:
In questa casa visse e scrisse Leonardo Sciascia fino agli anni de “Le parrocchie di Regalpetra”. A ricordo dell’apertura di questo luogo della memoria e dell’identità siciliana. Anno 2019.

Pippo Di Falco con Angelo Cutaia
La casa, dopo varie vicessitudini, è stata acquistata da Pippo Di Falco, studioso racalmutese e collezionista di libri.
Pippo, che ha fatto parte del Consiglio di amministrazione della Fondazione Sciascia e ha conosciuto lo scrittore, ha riempito le stanze di libri di autori siciliani e non solo. Quella casa su 3 livelli è diventata un tempio della scrittura su carta: Borgese, Pirandello, Consolo, Tomasi di Lampedusa, Lucio Piccolo, si perde il conto delle opere di Sciascia, anche e soprattutto edizioni oggi introvabili. Pippo apre con orgoglio i cassetti colmi di libri ordinati per autore. Li mette a disposizione del visitatore.
In quella casa ritrovi un importante tassello della Strada degli Scrittori che sul fil dell’arteria viaria SS640 unisce le parole e le storie dei maggiori scrittori siciliani.
Tutto riporta a Sciascia
Anche la vecchia piccola libreria dello scrittore è ancora lì, quasi sofferente sotto il peso di tutte quelle pagine. Dietro il vetro della credenza della sala da pranzo sono custoditi i libri più delicati, quelli a tiratura limitata che Pippo conserva come reliquie. Il lungo tavolo è rivestito da un tappeto di copertine e analizzando velocemente i titoli noto l’introvabile catalogo di una mostra monografica del 1984 sul pittore Pietro D’Asaro, noto come il Monocolo di Racalmuto, di cui lo stesso Sciascia si fece promotore, attento e sensibile com’era all’arte ed estimatore dell’artista caravaggesco riscoperto solo a partire dagli anni Settanta.
Due piccoli balconcini si affacciano sullo slargo di fronte la chiesa, che ti pare di toccare con mano. È proprio da lì che lo scrittore si affacciava a fumare le sue frequenti sigarette…e sulla console del salottino in stile Liberty acquistato da Pippo qualche tempo fa, c’è un posacenere colmo di mozziconi.
Due pezzi di zolfo giallo lucente fanno bella mostra in una vetrinetta e mi riportano subito a Le parrocche di Regalpetra, ma non solo. Scorrono nella mia mente i fotogrammi firmati da Pietro Germi ne Il cammino della speranza. Insomma si torna con mente e cuore ad un pezzo di immaginario isolano, in bianco e nero sbiadito, al profumo di zolfo.
Il talamo nuziale e i lettini delle due figlie dello scrittore sono rivestite da copriletti antichi, delicatamente fiorati. E tra i due lettini sbuca quel comodino che Annamaria Sciascia, figlia dello scrittore, odiava: sulle cariatidi lignee che reggono una lastra di marmo bianco lei e la sorella sbattevano puntualmente la fronte.
Questa visita è stata un piccolo viaggio piacevolissimo tra la carta, i racconti e il profumo del passato.
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