I nonni sono patrimonio dell’umanità.
I genitori di mamma sono andati via troppo presto e lei e lo zio sono stati cresciuti dalla nonna Filomena, chiamata da tutti noi Fina.
Mi rivedo tantissimo in lei. Tutte le sue attitudini sono oggi le mie.
Ho passato tante giornate in sua compagnia fino all’età dei miei dieci anni. La ricordo di continuo e spero che possa sentirlo.
La storia di nonna Fina
Era figlia unica, tanto desiderata, nata dopo molti anni di amore. I suoi genitori, prima di lei, accolsero tra le loro braccia una figlia santa. Ai tempi questo termine veniva usato per indicare una figlia adottiva che solitamente veniva ceduta in ambito parentale.
La figlia santa di Maria e Nino era infatti una loro nipote (figlia della sorella di Maria) e gli zii-genitori si presero cura di lei con tanto amore finché l’unica altra figlia della sorella di Maria morì tragicamente. Fu un lutto lacerante che spinse Maria a restituire la nipote adottata alla sorella, conducendola per mano nella sua casa natia con tutta la dote che le aveva già preparato.
Dopo un anno Maria scoprì di essere incinta della mia amata Filomena. Aveva trentacinque anni.
Filomena Bono nasce in una notte di febbraio del 1913 a Sciacca e fu un’emozione immensa e inaspettata. Crebbe piena di attenzioni, ma anche di tanta protezione a tal punto da essere costretta a rinunciare a proseguire gli studi.
All’età di 18 anni sposò per amore l’uomo che aveva assoldato un fotografo per rubarle uno scatto da portare con sé durante il servizio militare. Al ritorno Carmelo, stringendo tra le mani quella foto sdrucita, chiese subito la sua mano.
Il suo sogno infranto
Un giorno la maestra di Filomena incontrò Maria e le disse che era davvero brava e sarebbe stato un grande peccato non farle proseguire gli studi.
Erano anni in cui la donna era inesorabilmente destinata ai lavori di casa e proseguire gli studi dopo un ciclo unico elementare, imponeva di spostarsi a Palermo per frequentare l’istituto magistrale.
Maria rispose seccamente alla maestra. Lei e suo marito non avrebbero mai accettato l’allontanamento della loro unica figlia che era ancora una bambina.
Nonna Fina mi raccontava spesso le sue storie. E tra queste, quella dei suoi studi mancati portava sempre un velo di triste rassegnazione sul suo volto. Lei avrebbe voluto continuare, diventare una maestra, ma la vita le ha negato questa possibilità.
La mia musa
Era una donna piena di doti, ogni dito un’arte. Era bravissima nel disegno, nella lettura, scriveva poesie molto belle e disegnava cavalli meravigliosi.
Sapeva cucire e ricamare alla perfezione. Ebbe l’opportunità di andare a mestiere da una sarta che le svelò tutti i suoi segreti e lei vedendo un abito in vetrina era capace, una volta tornata a casa, di riprodurlo punto per punto. Creava dei modelli a suo gusto e cucì insieme a sua figlia Vita, mia nonna, il costume da dama più bello che io, mia sorella e anche la mia mamma potessimo mai desiderare.
Anche ai fornelli faceva scintille. Sento ancora l’odore del suo biancomangiare con la cannella, le gocce di cioccolata e le diavoline colorate.
Mai potrò dimenticare il suono mite della sua voce, la sua dolcezza, la sua pazienza e la sua infinita bontà d’animo. È alle sue doti che mi ispiro, è la sua manualità a scorrere nelle mie vene.
Sotto la sua guida ho iniziato a tenere tra le mie dita da bambina l’uncinetto, la spoletta da chiacchierino e i ferri per la maglia. E dalla sua latta ho tirato fuori bottoni gioiello, cordoni e merletti che ho declinato in diversi modi.
Nasce una collezione a lei ispirata
Da questi ricordi nasce la mia prima collezione di monili e accessori, Il Sogno di Filomena, che mette insieme i fiori e gli intrecci dei suoi merletti. Nei profili femminili dei cammei rivedo lei, la sua semplice eleganza e il suo chignon basso di capelli neri corvini che io ho visto quando erano già grigi. La rivedo nelle rose e nelle foglie che punteggiavano i suoi vestiti e i suoi foulard.
I pezzi della collezione raccontano anche le sue poesie e i suoi disegni.
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Un grazie speciale alla mia cara zia Maria, secondogenita di nonna Fina e altra pietra miliare della mia crescita, per avermi fornito tre bellissime foto che conserverò come reliquie tra i miei oggetti più preziosi e per aver condiviso alcuni importanti ricordi di famiglia.
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