La Festa dei morti nella mia Sicilia è un tripudio di profumi e di colori difficile da dimenticare e lo sa bene mia madre.
Lei e lo zio non chiudevano occhio la notte del 1º Novembre, tra ansia e paura. Speravano con tutto il cuore che i morti gli portassero i doni che avevano chiesto.
La mattina del 2 novembre era tutto un batticuore, cercando in ogni angolo della casa.
Loro padre, mio nonno, comprava sempre un immenso cannistru (cesta) ripieno di frutta martorana, scardellini (biscotti a forma di ossa preparati con una pastaforte di farina e zucchero) e cioccolatini a forma di monete d’oro. Lavorava nel commercio dello zucchero, i pasticcieri lo conoscevano bene e gli preparavano il cesto più ricco.
Al centro, il pezzo più bello era la pupa ri zuccaru, la ballerina con la gonna ampia o la dama ottocentesca con il suo bell’abito.
Mia nonna proibiva severamente di mangiarla e mia madre di nascosto pizzicava la gonna della pupa, volta per volta fino a farle perdere l’equilibrio.
Poi, dopo la gioia di aver trovato negli angoli più reconditi della casa i doni portati dai cari defunti, si andava tutti insieme al cimitero a ringraziarli, indossando il vestito della festa.
Pani e dolci per i defunti
Nei giorni che precedono la festività dei morti le strade siciliane hanno sempre odorato di zucchero, pasta di mandorle e pani profumati al miele che dedicati all’anima dei defunti, soprattutto in passato venivano donati a poveri e orfanelli.
I colori dei fiori da portare sulle tombe dei propri cari si mescolano a quelli della frutta di marzapane e delle statuette di zucchero.
In alcuni luoghi della Sicilia la tradizione della festa dei defunti prevede la preparazione di panuzzi ri morti e i pani ri meli che nella cultura cerealicola rappresentano l’unione di forme di paganesimo al cristianesimo nel contesto del rito funebre.
Tra i soggetti rappresentati ci sono anche le fave, che arrivano direttamente dal mondo antico greco-romano e secondo alcune tradizioni, sono in diretta connessione con l’organismo umano.
Lo studioso Antonino Uccello nel suo volume Pani e Dolci di Sicilia, edito da Sellerio nel 1979, ci ha lasciato una bellissima antologia di queste meravigliose tradizioni in grado di creare piccoli capolavori, per tutte le festività che scandivano l’anno esattamente come i tempi della terra scandivano la vita contadina. In passato queste produzioni erano appannaggio del mondo muliebre e venivano preparate in casa.
La nascita dei pupi ri zuccaru
La nascita dei pupi di zucchero siciliani avrebbe, secondo la tradizione orale, diverse origini.
Forse un ricco uomo arabo finito sul lastrico, offrì ai suoi commensali elaborate statuette di zucchero, pupe a cena.
Un’altra versione racconta che nel 1574 i governanti veneziani attendevano un ospite d’eccezione, il re di Francia Enrico III. Per l’occasione fecero arrivare da Palermo un cospicuo carico di zucchero che nelle mani di creativi maestri venne trasformato in decorazioni per la magnifica tavola: posate, piatti e tovaglioli zuccherini così ben fatti da creare stupore e ingannare chiunque.
Di ritorno a Palermo i marinai raccontarono l’accaduto, ispirando così i valenti cuochi siciliani.
La famiglia Rosciglione since 1840
Decido di andare più fondo a questa tradizione visitando il laboratorio Rosciglione in via Montalbo a Palermo, su consiglio del mio caro amico Christian Pancaro, antropologo e studioso di riti e culti.
Trovo un ambiente semplice, piccolo ma estremamente funzionale. Su una lunga tavola i colori pronti per decorare il piccolo esercito di candide statuette.
Mi accoglie Domenico che è il genero di Pietro Rosciglione e rappresenta la quinta generazione. Con simpatia e fierezza sottolinea la lunga storia dell’attività che muove i primissimi passi nel 1840 con la produzione di torroni.
Nel frattempo Vincenzo Roscioglione, fratello di Pietro, fissa i suoi pupi con i suoi begli occhi azzurri pieni d’orgoglio e mi spiega la genealogia di famiglia indicandomi una foto in bianco e nero appesa alla parete del laboratorio. Lui è figlio di Domenico e nipote di Vincenzo che fu a sua volta figlio di un Domenico, fondatore dell’attività.
I fratelli Rosciglione di Carini sono i suoi cugini in primo che hanno avviato una produzione dolciaria industriale e tra i prodotti esportano bucce di cannoli in tutto il mondo.
E c’è un’altra significativa parentela di cui Vincenzo mi mette al corrente e che è stata per loro una bellissima scoperta degli ultimi anni, quella con i lontani cugini Rosciglione d’America. Vivono nel Missouri, esattamente a St. Louis dove mandano avanti una pasticceria, la Rosciglione Bakery. Sono i discendenti di un ennesimo Vincenzo Rosciglione, fratello del bisnonno di Vincenzo.
E tra tutti questi Vincenzo non è proprio facile raccapezzarsi!
Preparazione dei pupi di zucchero
Indossando il suo grembiule da lavoro, mi racconta passo passo la preparazione dei pupi ri zuccaru, mostrandomi gli arnesi da lavoro.
Lo zucchero viene cotto in pentole di rame detti puzzunieddi e viene versato sugli stampi freddi in gesso facendo in modo che raggiunga ogni punto e creando quindi una sottile forma che si solidifica e stacca facilmente dallo stampo grazie allo shock termico.
Si procede per parti che vengono poi unite grazie allo zucchero cotto. L’interno delle statuette è vuoto per renderle più leggere e anche più economiche.
Ma il prezzo dell’opera finita varia anche in base alle giornate di lavorazione che si allungano per la fase decorativa. Spesso richiede molte ore perché la stesura di colore a strati deve rispettare i tempi di asciugatura. E in alcuni casi i soggetti realizzati sono davvero ricchi di dettagli.
La tipologia dei pupi è varia e asseconda le mode del tempo. Resistono a queste le contadine, le ballerine e gli splendidi paladini del teatro popolare.
Questi ultimi sono i fiori all’occhiello tra le confezioni del laboratorio. Alcuni raggiungono dimensioni notevoli che richiedono stampi da 60 Kg e più di una settimana di lavoro. Ci sono due versioni, una più semplice con il cavaliere solitario, un’altra decisamente più elaborata con il paladino a cavallo.
Vincenzo afferma, con un po’ di nostalgia, che oggi non è più come una volta e che inspiegabilmente Halloween sta diventando più importante della nostra tradizione. Mi saluta con un consiglio per non sprecare la mia bella contadina di zucchero, una volta finita le festa. Se proprio non riesco a mangiarla posso scioglierla a piccole dosi nel latte o nel caffè la mattina.
Lo zucchero è prezioso!
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