La vita da guida mi porta spesso dall’altra parte dell’Isola, ad est, in quell’altra Sicilia che ho imparato a conoscere meglio in questi anni.
Durante il mio girovagare ho scoperto un luogo meraviglioso, una sorta di costellazione di pietra sull’altopiano dell’Argimusco, a quasi mille metri sul livello del mare, nella provincia messinese.
A Nord del vulcano Etna, a confine tra le catene montuose dei Nebrodi e dei Peloritani grandi rocce di arenaria quarzosa s’innalzano potenti, disegnando animali, divinità, santoni e santuari.
Rimanendo assolutamente ipnotizzata dal fascino di questa linea di confine tra cielo e terra, in un pomeriggio di luglio, al tramonto, ho subito pensato che incarnasse l’emblema del monumento di pietra scolpito forse da divinità ancestrali.
Le origini
Roccia modellata dalla natura dice la scienza, mentre la tradizione popolare vuole siano frutto delle mani di popolazioni preistoriche la cui presenza nell’area è attestata da una serie di elementi scientifici. La fantasia che aleggia attorno a questi megaliti le ha fatto guadagnare il titolo di Stonehenge italiana, imperdibile, a pochi passi da un affascinante borgo dei borghi, Montalbano Elicona.
Oltre ai cosiddetti menhir Maschile e Femminile che sono stati legati alla fertilità e dal cui intervallo di spazio si può ammirare il sorgere del sole, si possono leggere chiaramente un volto ed un profilo detto del sacerdote.
Cosa dice la scienza
Mi sono imbattuta in elementi a forma di sfera che recentemente la cultura popolare ha definito addirittura pietre filosofali strizzando l’occhio alla saga di Harry Potter. La scienza però lascia poco adito al fascino del mistero, spiegandone la formazione con il fenomeno dell’erosione differenziale. Le sfere che emergono sono le parti litologicamente più “resistenti” agli agenti atmosferici, formatesi in stratificazione per rotolamento.
Il festival dell’Archeoastronomia saluta il solstizio d’estate in questo luogo misterioso e magico dove probabilmente uomini e donne preistoriche compivano i loro rituali per unire cielo e terra, osservando il sole e le stelle.
Secondo gli studi del Prof. Andrea Orlando dell’Istituto di Archeoastronomia siciliana gli allineamenti astronomici fortuiti delle rocce dell’altopiano dell’Argimusco possono aver dato a questo monumento di pietre una funzione calendariale utile soprattutto per le pratiche agricole.
Tutto qui appare come un prodigio incantevole, buona visita.
Foto in copertina di © Girtompir
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