Fuori splendeva il sole, soffiava un leggero venticello di scirocco. I ragazzi, studenti di un istituto superiore emiliano, sembravano pronti ad ammirare gli interni del Duomo di Monreale, ma rigorosamente dopo una pausa caffè.
Il Complesso religioso di Monreale è indiscutibilmente una delle meraviglie del mondo ed entra a pieno titolo nella mia TOP 10 LUOGHI DA NON PERDERE durante una visita a Palermo.
C’è un aspetto che amo raccontare a chi si approccia per la prima volta alla conoscenza di questo monumento e che è in generale applicabile alle costruzioni di carattere religioso: il rituale di fondazione. Proprio dal palo di fondazione che è axis mundi e collega il Cielo alla Terra tutto ha inizio.
L’orientamento della chiesa in base a Solstizi ed Equinozi contribuisce a comprendere a fondo il significato delle immagini e il loro collocamento.
I 6.340 m² di lucenti mosaici lasciano a bocca aperta e catalizzano tutta l’attenzione, ma non questa volta. Pur apprezzando la magnificenza e l’estensione della loro luce, gli studenti che stavo guidando all’interno di uno dei più importanti monumenti siciliani, rimangono fortemente incuriositi dalla piccola Cappella Roano collocata sull’estremità sinistra del Duomo.
Questa è stata una di quelle rare occasioni in cui l’agenzia committente mi ha comunicato che la visita al Duomo di Monreale doveva includere l’ingresso alla piccola cappella che prevede un ulteriore ticket.
Scopro che la richiesta arrivava direttamente dalla Preside dell’Istituto di provenienza degli studenti in gita scolastica, che ha origini monrealesi.
La Cappella Roano scrigno religioso
Il piccolo ambiente in stile barocco, tripudio di marmi mischi e tramischi realizzati dalle stesse maestranze che lavorarono all’impressionante Chiesa del Gesù di Palermo, è per loro degna di profonda attenzione. Rimango catturati dall’intricata decorazione.
Certo tutta quella ricchezza iconografica condensata in un piccolo scrigno dalla pianta esagonale, che pare abbracciarti ed invitarti dinanzi allo splendido Crocifisso, non può lasciare indifferenti.
La pietra inaugurale venne benedetta il 7 marzo del 1687, giorno dell’anniversario di consacrazione episcopale dell’Arcivescovo spagnolo Giovanni Roano. Dare una degna collocazione ad un crocifisso ligneo quattrocentesco fu il punto di partenza ed è, in un certo senso, anche il punto d’arrivo del percorso di fede che si può riconoscere all’interno della cappella.
Si può anche costruire una legenda di marmi siciliani che con i loro colori fanno da contrappunto al bianco di Carrara. Tra tutti il giallo di Castronovo utilizzato soprattutto per realizzare elementi floreali, stupisce per le sue sfumature aranciate che venivano ottenute mediante trattamento con alte temperature.
La bellezza della Cappella Roano veniva completata dalle suppellettili liturgiche, conservate nel Tesoro del Duomo di Monreale, che meritano sicuramente un capitolo a parte.
Ma ancora oggi marmorei drappeggi raccolti da putti e vasi fioriti di tulipani e gigli restituiscono gran parte di quell’opulenza che è stata distintiva di questo mondo.
Il linguaggio dei simboli
Dal portale marmoreo Fede e Speranza ci salutano e gli stipiti d’ingresso ci accolgono con una piccola antologia di animali simbolici: un coniglio e un cagnolino, una chiocciola, una testuggine e una lucertola che è anima in cerca di luce. Un granchio allegoria di Cristo e l’aquila che fa più volte capolino anche come chiaro richiamo al committente della cappella. E ancora farfalle, un drago e un serpente. Sopra le nostre teste una selva di pere e viti, entrambi associati all’amore di Cristo per l’Umanità.
Le colonne tortili del tempio di Salomone ritmano lo spazio poligonale colmo di immagini e punteggiato da iscrizioni (su cui si registra anche qualche errore del tempo) che sono un continuo invito alla contemplazione del Crocifisso, fonte di salvezza.
I quattro Profeti stanti in posizioni enfatiche sono i fari nell’oscurità. La stessa che affrontò Giona, nel ventre della balena, nel mare al di sotto dei nostri piedi. E tutt’intorno ad esso, sull’ordine decorativo più basso, volatili e delfini sono proprio gli animali che salvano dai naufragi.

Dettaglio decorativo della Cappella Roano
Sono tanti i simboli legati al tema del Crocifisso che si celano tra le nicchie, le paraste e i medaglioni. Letti uno per uno ci restituiscono uno splendido messaggio unitario dove nulla è lasciato al caso e procede congiuntamente in direzione verticale e orizzontale, disegnando quella croce che è il Crocifisso di fronte a noi.
Le basi delle colonne fanno da soave coro all’annuncio del canto superiore. In ognuna delle loro tre facce un cartoccio incornicia un elemento figurativo esplicitato dall’iscrizione del versetto in cartiglio di cui si fa immagine sintetica. Alcuni citano come piccole poesie il Cantico dei Cantici.
Dappertutto si materializzano gli strumenti della Passione di Gesù Cristo sorretti da putti.
Incuriosisce una mano guantata di ferro, da un canto emblema di potere, dall’altro richiamo allo schiaffo patito da Cristo.
Un coro di volatili si adagia sulle alte mensole e tra essi spicca il pellicano, sublime simbolo cristologico.
Il Crocifisso
Dopo aver accolto questo tripudio di immagini veniamo abbracciati dal Cristo crocifisso che rispetta i canoni iconografici del tardo gotico internazionale e va quindi datato al XV secolo, a dispetto della tradizione che lo vuole dono del re normanno Gugliemo II detto Il Buono.
È inchiodato all’albero di Jesse dai cui rami nascono i Re di Israele sullo sfondo azzurro di smalto veneziano.
“Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore” (Isaia 11, 1-2)
Questa iconografia cristiana si afferma tra il XII e il XIII secolo, ma il tema del dio frutto di un albero appare in altre culture religiose e in particolar modo in India in relazione alla nascita di Brahma da un fiore di loto.
Alla sinistra del Crocifisso il monumento sepolcrale di Mons. Giovanni Roano, morto all’età di 85 anni, si specchia sull’allegoria della Carità sul lato destro.
L’illustre committente lega sé stesso al Vangelo di Giovanni a cui più volte si accenna. E proprio all’interno della veduta architettonica del bellissimo paliotto d’altare la Visitazione di Maria ad Elisabetta ne suggella il riferimento, tra fontane, fiori e festoni.
La cappella Roano è davvero un monumento nel monumento che merita una visita, va compreso oltre che ammirato.
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